Distinguere l'arte dall'artista
E' possibile continuare ad apprezzare un opera pur disprezzando il suo ideatore?

Immaginate di trovarvi davanti all’opera d’arte più bella che abbiate mai visto, che sia un quadro, una scultura o una poesia; ecco, mettiamo che la contemplazione di questa opera provochi in voi sensazioni straordinarie, tanto che non potete più farne a meno; sto parlando della vostra canzone o del vostro film preferito, d’altronde anche quelle sono vere e proprie opere d’arte, ma se un giorno scopriste che l’autore di ciò che è diventato una parte di voi, si riveli essere una persona spregevole? Un personaggio controverso magari, sostenitore di un regime totalitario, un sessista, un omofobo, oppure un assassino egli stesso; scoprendo ciò voi come reagireste? Continuereste ad apprezzare la sua opera allo stesso modo?
Beh, le risposte qui possono essere le più disparate, tra chi non si preoccupa affatto dell’artista purché l’opera sia di suo gradimento e chi ci tiene che l’arte che contempla sia prodotta da individui quantomeno “positivi”.
Ed è qui che la questione si complica ulteriormente, poiché si ricade in ambiti d’interpretazione soggettiva pressoché infiniti: cosa rende una persona “buona”? E cosa la rende “cattiva”? Certo, qualcuno potrebbe affermare che alcune verità sono insindacabili e in quanto tali il giudizio che ne scaturisce è altrettanto diretto, tuttavia bisogna ammettere che la situazione è sempre molto più complessa di così, perciò proviamo ad andare nel dettaglio.
Prendiamo ad esempio Michelangelo Merisi, al secolo: Caravaggio; nel bene o nel male tutti hanno presente il suo nome, egli è senza dubbio uno dei pittori più famosi di sempre, se il lettore non ha presente una sua opera e vuole farsi una rapida idea, visoni “la Vocazione di San Matteo” e faccia caso a come il nostro artista sia in grado di “creare la luce” all’interno delle proprie opere. Ebbene il talento e la fama non sono certo attributi nuovi a Caravaggio; tuttavia, non tutti potrebbero essere a conoscenza del fatto che egli è un assassino; ebbene sugli sviluppi di una rissa, il pittore ferisce a morte Ranuccio Tomassoni il quale morì dissanguato. Lo stesso Papa (ai tempi Paolo V) emise una sentenza di bando capitale con la quale ordinava la decapitazione dell’artista, il quale si diede prontamente alla fuga.
Dunque, sapendo questo, quanti degli assidui osservatori delle opere di Caravaggio sarebbero pronti passare avanti ai suoi quadri tappandosi gli occhi? E quanti di coloro che non conoscono le sue opere sono scoraggiati dallo scoprirle? La risposta non è certa, magari a molti l’omicidio la questione non tange, si tratta comunque di un fatto avvenuto secoli fa che ha coinvolto una sola persona sugli sviluppi di un acceso alterco; oppure all’osservatore non importa che l’artista si sia sporcato le mani di sangue, a patto che questo non si sia sparso sulle tele dell’artista.
Può darsi che la vicenda di Caravaggio non susciti particolari scosse emotive; tuttavia, gli esempi della presente disamina non si fermano qui.
Quanti di voi conoscono Harry Potter? I libri sono un successo storico e grazie anche ai film l’opera è divenuta di diritto un caposaldo della cultura pop, molti infatti aspettano il periodo natalizio per cimentarsi nel re-watch dell’intera saga mentre altri vivono la loro passione per l’opera acquistando merchandise dedicato o comunque intrattenendosi con le migliaia di diramazioni che il maghetto ha ispirato, muovendo una quantità di denaro non indifferente (dettaglio da non trascurare).
L’ideatrice di tale universo magico è la scrittrice J.K Rowling, la quale è stata coinvolta negli anni in celebri casi di transfobia dimostrandosi contraria ai movimenti transgender e rivendicando il primato dell’identità biologica la quale a detta sua non può essere auto-attribuita.
Le sue convinzioni sono state espresse tramite celebri prese di posizione sui social dalle qual anche altri personaggi famosi si sono dissociati: Daniel Radcliffe ed Emma Watson in primis (gli attori che interpretano due dei personaggi principali dei film di Harry Potter).
Le controversie riguardanti la scrittrice, tuttavia, non si fermano qui, con la stessa che ha finanziato organizzazioni in aperta opposizione alle questioni transgender stesse. Proprio qui si pone un interrogativo ulteriore: se Caravaggio non vede mutata la sua situazione a prescindere dal fatto che le persone continuino ad apprezzare le sue opre o meno, J.K Rowling invece subirebbe un diretto riscontro se una buona fetta dei fan di Harry Potter smettessero di supportare (materialmente e non) l’intero franchise; il nesso è quantomeno individuabile: i soldi che la scrittrice del libro usa per finanziare le sue idee provengono dalle sue entrate, che in questo caso sono da ricondursi principalmente alla sua opera.
Anche qui però incorre il tema della soggettività, per quanto la transfobia come l’omicidio siano da considerare aberranti e inaccettabili i una società civile, non tutti si possono sentire direttamente toccati dal fatto che questi atti siano stati perpetrati dagli autori delle proprie opere preferite, ilc he può essere letto in un’altra ottica forse un po’ semplicistica ma comunque plausibile: J.K Rowling ha scritto un romanzo fantasy, e per quanto finanziare i prodotti di Harry Potter possa voler dire “supportarla finanziariamente”, apprezzarne la storia non equivale a condividere le idee transfobiche dell’autrice; come anche per Caravaggio, rimanere incantati davanti ai suo quadri non significa giustificare un omicidio.
Ma cosa succede quando ci si interfaccia con una forma d’arte più diretta, nella quale l’artista non traspone “altro da sé” ma sé stesso in prima istanza e poi tutto il resto? Quali sono le conseguenze, nel momento in cui il binomio tra arte e artista è più difficilmente scindibile, poiché la poetica spesso segue la filosofia di chi compone l’opera?
Si può apprezzare la musica…di un musicista discutibile e controverso?
Kanye West è uno degli artisti più influenti del ventunesimo secolo, lo dimostrano le sue produzioni visionarie per il noto rapper Jay-Z e la sua successiva (nonché leggendaria) carriera da solista; sia come interprete che come produttore, Kanye ha registrato successi senza precedenti, sfornando hit generazionali e rimanendo saldamente nelle playlist di ascoltatori in tutto il mondo; egli ha contribuito a ridefinire il suono della musica svariando tra vari generi toccando vette memorabili sia nel rap che nel pop e influenzando una nuova generazione di artisti: da Tyler the Creator a Childish Gambino per citarne solo due.
Sarebbe difficile indicare un solo album o una sola canzone esemplificativa della discografia di Kanye West, i fan stessi infatti rintracciano la loro espressione preferita dell’artista in diversi punti della sua carriera, tra pezzi da passare e ripassare in radio a tutto volume e altri più profondi da ascoltare in solitudine e rigorosamente con le cuffie.
Dunque, è lecito affermare che l’artista abbia costruito non solo una carriera storica, ma anche un immaginario vero proprio nel quale l’ascoltatore si cala quando si interfaccia con i suoi suoni e non le sue liriche.
Eppure, il nome di Kanye West negli ultimi anni è stato legato maggiormente a fatti che esulano dalla dimensione musicale: dalle uscite naziste e antisemite sui social alle sfilate in pubblico a fianco a Blanca Censori, sono moltissimi i momenti in cui “Ye” ha fatto parlare di sé in negativo, tanto da portare molti brand (tra cui Adidas) a prendere le distanze dal personaggio e a chiudere le collaborazioni con lui.
E’ pur vero che sullo sfondo è stata più volte prospettata la presenza di una malattia mentale che non giustifica ma in qualche modo “spiega” la deriva a tratti folle che l’artista ha preso da un po’ di anni a questa parte.
Anche qui sorge l’interrogativo della reazione dell’ascoltatore, di come quest’ultimo possa essere quantomeno turbato dal fatto di esprimere in pubblico il proprio appoggio per un artista con la difficoltà però di dissociarsi dalle sue idee; anche qui la situazione risulta complicata e difficile da risolvere con una risposta assoluta.
L’altro tema che si pone è quello della libertà di espressione degli artisti, in un’era in cui il politically correct rendere sempre più difficile tracciare una linea tra “contenuto offensivo” e “libera manifestazione del pensiero”; ovviamente con tutto ciò non si intende difendere le dichiarazioni Kanye West quanto più porre un interrogativo fondamentale: “l’arte appartiene a chi la produce o a chi ne necessita?”
La domanda è una parafrasi della celebre frase che Massimo Troisi pronuncia al poeta Pablo Neruda nel film “Il Postino” del 1994 -“La poesia non è di chi la scrive, è di chi gli serve!”-.
E probabilmente è vero se estendiamo il concetto ancor di più all’arte, quante volte infatti ci serviamo di metafore che richiamo celebri opere per esprimerci, o addirittura citiamo (per filo e per segno o adattandola al contesto) la battuta di un film, la rima di una canzone, il verso di una poesia o la frase di un libro.
Cos’è l’essere umano senza la possibilità di esprimersi? Senza ciò che sublima la sua essenza e manifesta il suo passaggio su questa terra in maniera indelebile.
Non tutti sono in grado di produrre arte a determinati livelli, questo è vero, ma è proprio il fatto che chi non produce arte si fa largo nella vita tramite le opere di qualcun altro che ci collega tutti indissolubilmente; e allora è possibile, che quando l’opera inizi ad esistere essa non appartenga più all’artista, bensì a coloro che ne hanno bisogno? E’ forse qui che avviene la separazione dell’artista dalla sua arte? Quando nel mezzo vi si frappone un’altra anima che entra in contatto col prodotto dell’originale mente creativa?
Ad oggi però la differenza tra creare/produrre e ammirare/consumare si è quantomai appiattita, così che è incerto cosa significhi entrare a contatto con un’opera se constatare la sua esistenza o comprendere perché esiste; dunque, diventa ancora una volta più difficile stabilire il momento in cui il cordone ombelicale tra artista e arte viene tagliato, proprio quando si crede di aver trovato la risposta, cambia la domanda.
In un mondo “presunta arte” , condotto dall’A.I e da contenuti prodotti, consumati, riciclati e abbandonati nel dimenticatoio, come può un prodotto senza anima raggiungere un’altra anima?
L’opera è tanto più grande quanto più mette in ombra il suo creatore, soltanto così le nefandezze di esseri umani troppo umani posso evitare di intaccare opere d’arte dall’aura divina: una poesia di D’Annunzio, un film di Woody Allen, un libro di Bukowski.
Si può dunque scindere per davvero l’arte dall’artista? Come sempre per domande di questa portatala risposta è “dipende”, per fortuna opere di grande calibro resistono al passare degli anni così che il tempo per rifletterci su non manca…è proprio il caso di dire: “ai posteri l’ardua sentenza”.
Fonti e percorsi
- Caravaggio (Michelangelo Merisi) — Museo Nacional Thyssen-Bornemisza
- Attorno a Caravaggio: notizie d’archivio — Stefania Macioce, Università Sapienza di Roma
- J.K. Rowling Writes about Her Reasons for Speaking out on Sex and Gender Issues — J.K. Rowling
- Harry Potter stars Daniel Radcliffe, Emma Watson and more voice support for trans rights — BBC America
- FAQs — J.K. Rowling
- adidas terminates partnership with Ye immediately — Adidas
- Adidas cuts ties with Kanye West over antisemitic comments — The Guardian
- . Ye apologizes for antisemitic remarks, says he was treated for bipolar disorder — Reuters
- The Ethical Criticism of Art — Berys Gaut, Cambridge University Press
- Ethical Criticism of Art — International Lexicon of Aesthetics
- Evaluating Art Morally — Elisabeth Schellekens, Theoria
- ‘The Postman’: Poetry in Motion — The Washington Post
- Separare ARTE e ARTISTA