Idee

L'amore tra le polveri

Da Guy Fawkes al sentimento post-moderno.

Diego Iannì · 7 minuti · 05.11.2026
Una maschera di Guy Fawkes incrinata e una rosa rossa tra polvere e macerie, con il Parlamento di Londra e il Big Ben sullo sfondo.
Illustrazione editoriale realizzata con il supporto dell'intelligenza artificiale.

Come per ogni grande storia d’amore che si rispetti, permettete che parta con un canonico “c’era una volta”.

Dunque, c’era una volta…una data; quella di oggi! E infatti la storia da cui voglio partire si svolse in questo stesso giorno più di quattro secoli fa.

Il  5 Novembre del 1605 si sarebbe dovuta consumare la “congiura delle polveri”: un attentato ai membri della Camera dei Lord in Inghilterra e in particolare al re protestante Giacomo I; l’obiettivo era quello di instaurare una monarchia guidata da un sovrano cattolico, così che le persecuzioni contro i cattolici stessi potessero giungere al termine. L’operazione fu sventata quando Guy Fawkes fu scoperto a guardia dei barili di esplosivo; lo scoppio fu evitato e Guy Fawkes ucciso.

L’evento che vi ho narrato è stato ricordato nel tempo come uno dei più grandi atti di disobbedienza e ribellione della storia, ma cosa c’entra tutto questo con l’amore? Facciamo che ve lo dico più avanti dato che prima è necessario fare un passo indietro.

Che cos’è l’amore ai giorni nostri? Oggi che siamo circondati da continui rimandi al passato, da una seconda metà del ’900 in bianco e nero, con un amore più diretto e all’apparenza più “romantico”; per poi andare ancora indietro nel tempo, coi continui richiami ai versi e ai fiumi d’inchiostro di poeti e scrittori e così via fino ad arrivare ai miti classici che ancora influenzano l’immaginario romantico del mondo occidentale.

E a noi cos’è rimasto? Oggi che la globalizzazione e i social hanno dato un nome a tutto così che tutti si possano riconoscere nelle medesime situazioni; e allora un post ci dirà che molti incappano in una situationship, con l’algoritmo che poi ci consolerà quando sentiremo le storie di altri che sono stati vittime di lovebombing, salvo poi renderci conto che siamo stati ghostati per l’ennesima volta.

Tutti tentativi di omologare l’ultima caposaldo che ci distingue dall’i.a: l’originalità del sentimento umano.

Anche l’amore è frutto di speculazione, è naturale che se tutti provano le stesse cose allo stesso modo, allora tutti saranno più prevedibili, e sarà quindi più facile girare un film o una serie tv in cui gli spettatori si possano immedesimare , come anche generare contenuti che generino un alto tasso di engagement, basta solo premere i giusti tasti, dopo aver appurato che questi siano sempre gli stessi per chiunque.

Cuori spezzati, relazioni tormentate, corteggiamenti unilaterali e assenza di comunicazione sono i punti forti di chi vuole “capitalizzare i sentimenti”, e qualora ciò non sia abbastanza, lì subentrano le green e le red flag: variabili ad alto controllo che influenzano la prospettiva dell’individuo, portandolo ad incasellare le proprie emozioni in categorie standardizzate così da potercisi riconoscere più facilmente.

Il lettore potrebbe chiedersi: perché solo le sfumature negative sono frutto di questo processo e quelle positive no? Semplice, perché le emozioni negative sono spesso quelle più intense, dato che sono strettamente collegate al nostro innato istinto di sopravvivenza, oltre che per una questione strettamente numerica (è molto più realistico individuare un rapporto con dei difetti piuttosto che un legame con zero sbavature in assoluto).

E’ proprio sul dettaglio che questo tipo di psicologia gioca: sulla battuta fraintesa, la parola non detta, il gesto mal interpretato, lì dove si insinua il dubbio subentra anche la manipolazione dello stesso.

E dunque cosa rimane di davvero autentico? Come si può distinguere ciò che è reale da ciò che la nostra percezione deviata ci suggerisce? E’ necessario un atto di ribellione nei confronti dello status quo imposto dai media; bisogna disobbedire alle regole imposte da un meta-universo universo che per farci sentire parte di una comunità ci obbliga ad omologarci tutti, come se dicesse -“Il modo in cui vivi i tuoi sentimenti va bene solo se è uguale a quello degli altri”- e inconsciamente l’individuo fugge da questo, perché essere uno in mezzo a tanti è disarmante tanto quanto essere completamente solo; e allora si condivide solo la parte bella: si posta solo quando si è in coppia felici e a fare qualcosa, si condividono storie in cui ci si esalta fino all’inverosimile e tutto ciò si fa per evitare di prestare attenzione ai contenuti i quali dicono che anche nel vostro rapporto “qualcosa” non va.

Non fraintendetemi, supportarsi a vicenda è condividere la propria felicità è legittimo e sacrosanto, ma farlo per dover rientrare nella punta dell’iceberg di “coloro che si amano nel modo giusto”, è francamente terrificante.

Anche perché a vivere un rapporto sentimentale ad oggi non si è più solo in due, ci sono anche gli altri, ci sono praticamente tutti coloro che hanno una connessione internet funzionante, così che i più sensibili all’opinione altrui si sentono quasi in dovere di modellare l’esposizione dei propri sentimenti in funzione della platea.
 
Il sociologo Zygmunt Bauman parla di questa deriva in molte delle sue opere, ma in particolare in “consumo ergo sum” e soprattutto in “Amore liquido” nel quale il sentimento per antonomasia perde i suoi punti di riferimento e diventa per l’appunto “fluido”, inafferrabile e impossibile da determinare.

Anche le relazioni per Bauman diventano liquide, tanto che scegliere un partner diviene una fatica erculea e una lotta con se stessi, dato che la monogamia nell’epoca del “tutto e subito” porta la persona a interrogarsi non su cos’ha già ma su cos’altro potrebbe avere.

L’impazienza di ottenere subito ciò che si brama, un nuovo reel divertente, un nuovo indumento tanto agognata e così via, ha portato gli individui a ricercare il rilascio istantaneo di dopamina anche all’interno delle relazioni; non c’è tempo per attendere che lui/lei sia attratto/a, io lo/la voglio ora e se non posso averlo/a passo subito ad un altro/a, oppure me lo (ma soprattutto) me la prendo per forza…e sappiamo tutti le conseguenze abominevoli a cui questo tipo di pensiero conduce, con qualcuno che purtroppo lo sperimenta sulla propria pelle.

L’essere umano è sempre più dipendente dalla téchne applicata rigorosamente tramite uno strumento, in questo caso uno che sia dotato di schermo e cristalli liquidi, e ciò si riflette anche nello sviluppo del sentimento amoroso, non solo per opera di ciò a cui la tecnologia ci permette di attingere (video, podcast, tik tok) ma ad oggi anche per mezzo della tecnologia stessa: sempre più individui, infatti, chiedono consigli sentimentali all’intelligenza artificiale.

Il dialogo e il confronto sono scoraggiati, anche perché alla fine si rientra sempre nelle sopracitate categorie e più qualcuno si fa convinto del proprio sentimento e più l’ambiente esterno cercherà di ingabbiarlo in pattern standardizzati; così che forse è meglio rifugiarsi nell’i.a, e condividere solo le informazioni necessarie a farsi dare ragione sulle proprie emozioni, senza diritto di replica alcuno, come vedete si passa da un estremo all’altro.

Come faccio a capire se a quella persona piaccio? Cosa faccio e come devo essere per piacerle? Se non gli piaccio è colpa mia o colpa sua?

Tutte domande superflue che non dovrebbero appartenere ad un sentimento che dovrebbe essere genuino, spontaneo ma soprattutto reciproco.

Anche qui la realtà è viziata, perché se il mio punto di riferimento social pur mettendo in atto comportamenti discutibili, è sempre circondato da persone attraenti e che lo desiderano, allora seguendo tale esempio sarà lo stesso anche per me; dunque se il soggetto del mio amore mi rifiuta deve essere necessariamente un poco di buono, un essere umano infimo e le qualità che gli riconoscevo fino a un istante prima del rifiuto scompaiono magicamente subito dopo.

E’ tutto troppo veloce, perché è il sistema a richiederlo, d’altronde è il tempo la valuta più importante che abbiamo e cosa diventa quindi un interesse sentimentale se non un altro investimento, al quale tuttavia non è applicabile la clausola” soddisfatti o rimborsati”? Bauman ipse dixit.
 
Cosa resta dunque dell’essenza del mito classico, dell’aura divina del dolce stil novo o dello slancio sentimentale del cinema d’autore? Tutte queste fonti sono state sicuramente edulcorate, testimonianze di un passato nostalgico e che con tutta probabilità non era così idilliaco come sembra ma che funge tutt’oggi da modello per una recherche di un sentimento perduto ma che è necessario ritrovare ora più che mai.

Amarsi non è altro che il più estremo degli atti di ribellione, specialmente in un mondo che esalta l’individualismo e che contempla la collettività solo qualora questa sia “controllata” e conforme a ciò che ci si aspetta da essa; è proprio qui che l’amore rompe gli schemi, fuoriuscendo dalle narrazioni social, dal peso dell’opinione altrui e dall’influenza della struttura societaria: nella sua più pura essenza l’amore non è altro che la più potente delle idee.

La vicenda che vi ho raccontato all’inizio è stata d’ispirazione per una delle graphic novel più famose della storia: “V per vendetta”; dalla quale è possibile trarre una citazione che a mio parere chiude il cerchio tra la congiura delle polveri e l’amore, e vale a dire che un individuo potrà anche morire, per qualsivoglia ragione, ma le sue idee, quelle non potranno mai morire poiché -“…le idee sono a prova di proiettile”-.

Alla luce di tutto ciò vi è dunque un motivo in più per ricordare il 5 Novembre.

Fonti e percorsi